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Photo by Sandor Pinter

Ma continuiamo il nostro esame.

Buona lettura.Tratto da creativefengshsui

Che cosa vediamo dunque oggi?

In Italia le potenzialità della bioedilizia iniziano ad essere chiaramente percepite anche dalle istituzioni, che stanno attivando, in diverse zone del paese, iniziative molto interessanti sotto il profilo della promozione di una architettura sostenibile.

Ma perché?

Perché ci stiamo avvicinando sempre di più ad una crisi energetica!

Il petrolio diminuisce e costa sempre di più, i terroristi ci mettono la loro parte, i consumi di energia pro capite aumentano continuamente, i costi di produzione e trasporto crescono come non mai, il nucleare è un casino, Putin non si sa se ci manda il gas, accidenti!… è ovvio che si agisca con l’obiettivo di ridurre al massimo gli sprechi e che si cerchi di massimizzare l’efficienza di ogni macchinario, processo, costruzione. L’alternativa è il disordine sociale…provate a pensare che cosa potrebbe succedere se mancasse il gas a gennaio nelle grandi città.

Saremo veramente costretti ad utilizzare il sole, il mare, il vento: come in natura, ma guarda un po’!

Chi l’avrebbe mai detto…

Tutto questo è ovvio – ma andava fatto 70 anni fa. Stiamo facendo ora ciò che sarebbe stato prudente e logico attuare 70 anni fa!!

(Mi sembra di essere Beppe Grillo… dico cose ovvie e sembra che siano idee originali)

Dunque, quello che prima era un vezzo per pochi fortunati (la bioarchitettura appunto) diventa ora l’aurea regola di costruzione.

Tu uomo costruirai solo in bioarchitettura! Recita l’undicesimo comandamento…

Ora ci siamo buttati sull’eccesso opposto. Ormai ci sono le case passive! Non quelle che consumano poca energia per il riscaldamento, o quasi zero, e nemmeno zero! Ci sono quelle che ne producono (e si riscaldano lo stesso)!

Perché ora noi non ci accontentiamo… noi facciamo sul serio!

Ma l’inquinamento è una cosa naturale. Perché vogliamo evitare l’inquinamento? Perché vogliamo fare finta che non esista? Anche la volpe che fa i suoi bisogni “inquina” un poco. Ma questo “inquinamento” viene riassorbito dall’equilibrio naturale e trasformato anzi in nuovo nutrimento.

Ora, io mi chiedo: non era meglio iniziare a costruire nel secolo passato, inquinando pochino pochino, in modo che questo venisse riassorbito nel ciclo naturale, senza contraccolpi, piuttosto che trovarsi adesso con il 95% delle abitazioni assolutamente inadeguate, ed iniziare una corsa contro il tempo (persa in partenza…), sventolando il vessillo della bioarchitettura?

Forse era meglio attuare congiuntamente delle politiche energetiche, edilizie, urbanistiche più rispettose dell’ambiente e degli stessi uomini.

Su quanto è stato fatto negli ultimi 70 anni, esiste una responsabilità collettiva dei progettisti ed architetti, delle istituzioni statali, condivisa con altre corporazioni, che non può essere elusa. Non si può fare finta di niente.

L’aspetto tragico delle scelte politiche di questo periodo, è che lo sfruttamento incondizionato dell’ambiente, sotto tutti i punti di vista, non è nemmeno stato a vantaggio dell’uomo. In questo caso, forse, sarebbe stato persino giustificabile.

Ma basta che ci guardiamo intorno: al giorno d’oggi, fronteggiamo crisi di mancanza d’acqua, siccità, inquinamento, disservizi della rete elettrica, difficoltà nello smaltimento dei rifiuti…

Questo è il retaggio che ci è stato lasciato dagli ingegneri, architetti, progettisti, urbanisti, pianificatori dell’ultimo secolo. E da qui, da questo contesto, dovrebbero sorgere i bioarchitetti del futuro…?

Ora quindi la bioarchitettura tira molto, e vende. E infatti tutti ci si buttano sopra… è l’affare del nuovo secolo!

Ma parliamoci chiaramente. La bioarchitettura non risolverà davvero i problemi, semplicemente perché non può risolverli. I problemi infatti stanno a monte, nei comportamenti e nelle idee delle persone.

Quando è stata inventata la fossa settica, fantastico! Così le fognature non saranno più necessarie, con conseguenti grandi risparmi. La fossa riceve, i batteri decompongono, l’acqua residua (pulita anche se ovviamente non potabile) viene lentamente assorbita nel terreno o scaricata.

Peccato che nessuno ha avvertito la popolazione che il funzionamento della fossa settica è basato su batteri vivi, e che i detersivi ed i prodotti chimici li uccidono, rendendo la fossa inutile.

Peccato che non sia stata fatta una legge per eliminare dal commercio i detersivi chimici e favorire quelli biologici.

Risultato? Le fosse non funzionano. Però abbiamo un mucchio di gente che guadagna svuotando le fosse (che sono state concepite proprio per evitare questo!) e porta in giro la merda (scusate il termine tecnico).

Ben venga, quindi, la bioarchitettura, che però può essere davvero utile solo se contestualmente cambiano gli stili di vita, i tipi di consumo, l’organizzazione del lavoro e il valore che si dà alle cose…

(1) Come ho già fatto notare in altra sede, l’architettura attuale non crea veramente, semplicemente perché non ha più gli strumenti per farlo. Si limita ad assorbire gli impulsi e le influenze del modo di sentire dominante, ed esprimerli manifestandoli fisicamente nell’ambiente.

L’urbanistica, le forme che usiamo, le abitazioni che vediamo sono espressione di archetipi e tendenze presenti nella società.

Ciò che viene creato a sua volta influenza la sensazione collettiva, in bene o in male. Questo è uno dei principi fondamentali del Feng Shui: “Form follow Chi, Chi follow Form”. Comprendere veramente questo segreto e saperlo applicare operativamente è uno dei traguardi più alti per un Maestro di Feng Shui. Richiede parecchi anni di lavoro personale.

Non è possibile veramente creare se non si conosce il Feng Shui (nella sua versione integra, non le semplificazioni moderne!), perché il Feng Shui è il linguaggio della natura e del mondo. E noi viviamo nel mondo.

La responsabilità del progettista sta proprio nel progettare passivamente, inconsapevolmente, non rendendosi conto che non sta creando un bel nulla, ma lui stesso è solo un mezzo attraverso cui alcune idee e opinioni collettive si manifestano fisicamente. Se fosse veramente creatore potrebbe opporsi, dirigere, controllare, modificare queste tendenze (questo facevano i grandi maestri nell’antichità). Ma, come già detto, non può farlo, perché gli manca la connessione con gli archetipi, e dunque diventa complice inconsapevole e strumento di queste stesse influenze.

Un esempio macroscopico del principio sopra citato è il seguente.

Tutte le civiltà, o i periodi storici, hanno espresso un loro stile (architettonico, artistico) omogeneo e caratteristico (si pensi ad esempio al Romanico, Gotico, etc.), nonostante la grande varietà di rappresentanti dello stile.

Ogni rappresentante personalizza lo stile, ma nello stesso tempo non può esimersi dall’esprimere alcune tematiche fondamentali, caratteristiche dello stile stesso.

Questo è il motivo dell’omogeneità e della coerenza di uno stile. Se non fosse così, le espressioni personali sarebbero molto più variegate di quanto si riscontra in pratica.

Andando più in profondità, dalle caratteristiche basilari si possono ricavare gli archetipi di riferimento.

Chi conosce gli archetipi, può tentare di plasmare, di guidare. Questo è stato fatto più volte in passato. Chi non li conosce, semplicemente ne subisce l’effetto, come un’arma: chi la sa usare la domina e la dirige verso gli altri; chi non sa come utilizzarla, può solo subirne gli effetti o stare a guardare.

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